sabato 13 luglio 2013

Le caratteristiche di un manager e la dittatura dello spread

Durante gli ultimi master tenuti ho affrontato con gli allievi l'argomento della leadership.
Quali sono le caratteristiche di un " buon manager" e' stata una delle domande che piu' spesso mi e' stata rivolta.
Al di la dei tecnicismi relativi al settore di appartenenza e la necessaria preparazione fondamentale per occupare posizioni di vertice, la caratteristica che e' fondamentale in un manager quanto in un imprenditore e' la "Visione".
Capacita' di comprendere le dinamiche macro applicandole alla realta' che si sta gestendo, capire le evoluzione di scenari complessi e spesso incerti per far essere la propria azienda, i propri prodotti concorrenziali in orizzonti temporali di lungo periodo.
Vedere "lontano", immaginare scenari apparentemente irrealizzabili ma che la conoscenza delle dinamiche globali rendono "altamente possibili".
Programmare oggi l'innovazione del prossimo ventennio.
La visione e' una caratteristica fondamentale ma non basta.
Un manager visionario deve essere coraggioso.
Deve avere il coraggio delle proprie scelte, deve assumersi dei rischi ed essere disposto a pagarne le conseguenze. Non deve temere di essere impopolare ne' deve piacere a tutti i costi.
Deve pero' sempre fare" la cosa giusta ".
La cosa giusta spesso comporta visione, coraggio, assunzione di rischi ma sempre con un obiettivo: fare bene.
Visione e coraggio. Due elementi fondamentali che mancano totalmente a chi in Italia gestisce la cosa pubblica, quindi le nostre vite.
L' Italia ha subito nei giorni scorsi l'ennesimo downgrading da parte di Standard & Poor's.
Il nostro rating e' appena sopra la soglia di un investimento "speculativo" , fra qualche gradino avremo difficolta' a finanziarci sui mercati poiche' toccheremo la soglia di "non investment grade ".
Le nostre societa' principali (banche, assicurazioni, materie prime ) a causa di questo downgrading subiscono a loro volta un ulteriore declassamento in virtu' della regola in base alla quale una societa' che ha core business nel paese non puo' avere rating superiore al paese.
Quindi i nostri giganti sono oggi poco piu' che titoli spazzatura.
Scontano la difficolta' a finanziarsi sul mercato in virtu' di questo rating che rappresenta un potenziale rischio default abbastanza alto.
Debbono quindi "pagare dazio" in termini di interessi sulla raccolta di capitale.
Tutto cio' per noi cittadini, imprenditori si tramuta in aumento costante dei servizi che queste corporation erogano: credito, energia elettrica, trasporti etc.
Come si risolve un problema? Affrontandolo.
Solo affrontandolo lo esorciziamo, lo vediamo negli occhi, ne studiamo le mosse e alziamo le contromisure.
Un pugile sale sul ring. Sale tre gradini. Prima puo' avere una sensazione di tensione, paura, rispetto. Ma se ha deciso di salire sul ring sono quei tre gradini "che lo separano dal problema"
Il gong sancisce l'inizio della battaglia.
Quando i politici italiani, citando De Gasperi non penserano alle prossime elezioni , ma alle prossime generazioni, avranno il coraggio di affrontare, dicendo le cose come stanno, il problema principale: l'abbattimento del debito pubblico.
Un debito che generando interessi "monstre" non permette la gestione del paese.
Continuare a far finta di nulla fa solo aumentare il problema.
Due strade: o vendere il vendibile per abbattere il debito e risparmiare gli interessi destinandoli allo sviluppo, o ammettere che non si riesce a pagare perche' pagare significa "far pagare" ai nostri figli, ai nostri nipoti al loro futuro.
Enrico Letta che oggi e' il Presidente del consiglio, prenda atto di questo, abbandoni tatticismi inutili e "salga questi tre gradini" .
Ma si sa: il coraggio o si ha o non si ha.
























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